Case rifugio accessibili per le donne vittime di violenza. Un emendamento alla legge di bilancio contro le barriere architettoniche
Denunciare la violenza è il primo passo per liberarsi da abusi e soprusi, ma per molte donne la paura di ciò che accadrà dopo resta un ostacolo decisivo. Chi denuncia non può tornare a casa dal maltrattante e spesso non sa dove andare né come proteggere i propri figli. È qui che entrano in gioco le case rifugio, strutture fondamentali che accolgono le donne nel momento più delicato, offrendo sicurezza, riservatezza e un percorso di uscita dalla violenza. In Italia, le case rifugio non sono ancora sufficienti e, accanto a esempi virtuosi ed efficienti, esistono realtà con risorse limitate che faticano a rispondere a tutte le richieste. Le strutture possono essere di prima emergenza, a indirizzo segreto o basate sul co-housing, ma senza di esse sarebbe inutile invitare le donne a denunciare.
Dai dati emerge una grave carenza: molte case rifugio non sono accessibili a donne con invalidità temporanee o permanenti, né a chi ha figli con disabilità, a causa di barriere architettoniche come scale, corridoi stretti o muretti. In questi casi l’accoglienza è rifiutata, generando una triplice ingiustizia: la violenza subita, la condizione di disabilità e l’impossibilità di ricevere protezione. Per questo è stato presentato un emendamento alla legge di bilancio, sottoscritto da esponenti di tutti i partiti del centrodestra, che punta a eliminare, dove possibile, le barriere architettoniche nelle case rifugio. I lavori di adeguamento potranno essere finanziati attraverso il Fondo per la creazione delle case rifugio istituito nel 2006. Dopo le recenti riforme sul contrasto alla violenza, dal codice rosso rafforzato al reato di femminicidio, il Parlamento è chiamato a garantire che l’accesso alla protezione sia davvero universale, senza discriminazioni legate alla disabilità.
Fonte: Superabile.it
Foto by Cooperativa Sociale Integrata Matrioska (www.coop-matrioska.it)