Ci siamo anche noi: Elena Tomei, il teatro e il diritto di trovare il proprio posto

Ci siamo anche noi: Elena Tomei, il teatro e il diritto di trovare il proprio posto

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Nel percorso di Elena Tomei, attrice e persona con neurodivergenza, l’arte non cancella quest’ultima e non la trasforma in un elemento spettacolare. Le permette piuttosto di darle voce, di raccontarla senza esserne imprigionata e di affermare la propria presenza come donna e come attrice. «Vorrei dire: ci siamo anche noi», sottolinea. Ci siamo anche noi, con talenti, fragilità, desideri, paure e possibilità. Ci siamo, non ai margini della scena, ma dentro la vita comune

Nel percorso di Elena Tomei, attrice e persona con neurodivergenza, l’arte non cancella quest’ultima e non la trasforma in un elemento spettacolare. Le permette piuttosto di darle voce, di raccontarla senza esserne imprigionata e di affermare la propria presenza come donna e come attrice. «Vorrei dire: ci siamo anche noi», sottolinea. Ci siamo anche noi, con talenti, fragilità, desideri, paure e possibilità. Ci siamo, non ai margini della scena, ma dentro la vita comune.

 

Elena Tomei
Elena Tomei

«Mi chiedevo quale fosse il mio posto»: in questa frase di Elena Tomei c’è forse il punto da cui partire per raccontarne il percorso.
Attrice romana, neurodivergente, Elena ha trovato nel teatro molto più di un linguaggio artistico. Sul palcoscenico ha riconosciuto uno spazio dove esprimersi, costruire relazioni, affrontare paure e trasformare alcune esperienze dolorose in racconto.
La sua passione per il teatro nasce presto e si accompagna, negli anni, ad altri interessi artistici, dal cinema alla danza, fino a una formazione sempre più ampia e articolata. Elena si definisce una persona curiosa, desiderosa di sperimentare e di misurarsi con obiettivi nuovi. Ogni stagione artistica diventa così un’occasione per crescere, cercare nuove possibilità e non perdere mai di vista la propria identità.
«Quando sono sul palco non dimentico chi sono», mi dice. Il teatro, per lei, non rappresenta una fuga dalla vita quotidiana, ma piuttosto un modo per abitarla con maggiore forza. Recitare significa entrare in relazione con gli altri, conoscere persone, superare alcune difficoltà e trovare forme di comunicazione che, fuori dalla scena, possono essere più complesse.
È proprio questa dimensione relazionale a emergere con maggiore evidenza nel suo racconto. Grazie agli spettacoli, alle rassegne e ai laboratori teatrali e non, Elena ha incontrato colleghe e colleghi che sono diventati amici. Fra questi: Lucia Ciardo, Veronica Liberale, Romina Bufano, Cristina Nardelli e Barbara Sirtoli. Il teatro le ha permesso di sentirsi parte di un gruppo e di sperimentare quella reciprocità che, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, non era sempre riuscita a trovare.
A scuola, infatti, Elena ha vissuto episodi di esclusione. Cercava la vicinanza delle compagne, ma spesso il suo modo di porsi non veniva compreso. «Mi dicevano: “No, tu no”», ricorda. Gli altri la consideravano invadente, mentre lei non riusciva a capire pienamente che cosa stesse accadendo né perché venisse allontanata.

Da una di queste esperienze è nato Le gomme da cancellare, monologo scritto per lei da Barbara Sirtoli e diretto da Lucia Ciardo. Il testo prende spunto da un ricordo dell’infanzia: Elena cercava un contatto con le sue compagne, una risposta, ma riceveva silenzi o rifiuti. Portare oggi quell’episodio sul palco significa restituire ad esso un senso nuovo, trasformando un’esperienza personale di esclusione in una riflessione sul bullismo, sull’incomprensione e sul bisogno di essere riconosciuti.
Il teatro diventa così anche uno strumento di comunicazione sociale. Nei suoi spettacoli e monologhi Elena affronta temi complessi e attuali, come le relazioni tossiche nate in rete, la fragilità, la discriminazione e l’autismo. Nel monologo Varco della soglia virtuale, testo e regia di Cristina Nardelli, interpreta una donna vittima di una relazione tossica nata online. Sono situazioni che, osserva, possono colpire con maggiore facilità persone fragili o maggiormente esposte al bisogno di accettazione.
Un altro progetto cui Elena è particolarmente legata è lo spettacolo Come dentro un film, scritto e diretto da Veronica Liberale e interpretato insieme a Romina Bufano. Tale rappresentazione racconta l’amicizia tra una ragazza autistica e un’attrice, ma soprattutto mette in luce le contraddizioni e le ipocrisie che ancora attraversano la società e il mondo dello spettacolo, del cinema in particolare.
Si parla molto di inclusione, infatti, ma non sempre alle parole seguono i fatti. Può accadere che una persona neurodivergente venga accolta formalmente e poi esclusa nel momento in cui emergono modalità di comunicazione, bisogni o comportamenti che non corrispondono alle aspettative degli altri. In questi casi la disponibilità iniziale lascia spazio alle giustificazioni: quella persona crea confusione, richiede troppo tempo, è difficile da gestire.

Fonte: Superando.it

Foto: Superando.it

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