Quando l’ironia smonta i pregiudizi: le disavventure quotidiane diventano vignette social

Quando l’ironia smonta i pregiudizi: le disavventure quotidiane diventano vignette social

Quando l’ironia smonta i pregiudizi: le disavventure quotidiane diventano vignette social. Una riflessione di Valentina Bazzani

“Meno male che scrivi qualche articoletto, almeno ti tieni impegnata”. “Il nostro albergo è accessibile, ma dipende da come sta il disabile perché ci sono sette scalini all’ingresso”. “Nei tuoi panni mi sarei sparato”. Oppure: “È un curriculum perfetto, ma sei disabile”.

Nel corso degli anni mi sono sentita rivolgere molte frasi che non avrei mai immaginato di ascoltare. Alcune mi hanno fatto sorridere, altre mi hanno lasciata perplessa, altre ancora mi hanno fatto riflettere. Con il tempo ho iniziato a raccoglierle quasi come si fa con gli aneddoti più curiosi della propria vita. Perché, al di là dell’effetto che fanno sul momento, raccontano qualcosa di più profondo: il modo in cui la disabilità viene ancora percepita, raccontata e, spesso, fraintesa.

Da questa raccolta è nata l’idea delle vignette social. Un progetto creato quasi per gioco, senza particolari aspettative. Avevo voglia di raccontare episodi quotidiani che molte persone con disabilità conoscono bene, ma farlo con un linguaggio diverso da quello che utilizzo abitualmente come giornalista. Più immediato, più leggero e capace di arrivare a tutti.

Ho scelto l’ironia come cifra stilistica perché è uno strumento potente. Non cancella le difficoltà e non minimizza i problemi, ma permette di guardarli da una prospettiva diversa.

A volte basta mettere in evidenza il lato paradossale di una situazione per rendersi conto di quanto sia assurda. E una risata può diventare il punto di partenza per una riflessione.

Le vignette raccontano proprio questo: piccoli episodi di vita quotidiana che spesso passano inosservati a chi non li vive in prima persona. La domanda inopportuna posta con leggerezza. Il complimento che in realtà nasconde uno stereotipo. L’accessibilità proclamata senza conoscere davvero il significato della parola. Frasi e atteggiamenti che raramente nascono dalla cattiveria, ma che sono il risultato di una cultura che ancora fatica a considerare la disabilità come una delle tante caratteristiche della persona e non come l’elemento che la definisce completamente.

Quello che mi ha sorpresa di più è stata la reazione delle persone. Sotto ogni vignetta sono comparsi commenti, racconti e testimonianze. Molti hanno condiviso esperienze simili, riconoscendosi immediatamente nelle situazioni rappresentate.

Così, quello che era nato come un modo per sdrammatizzare alcune disavventure personali si è trasformato in uno spazio di confronto. Un luogo virtuale dove sorridere insieme, ma anche interrogarsi sui pregiudizi che, spesso inconsapevolmente, continuano a influenzare il nostro modo di guardare gli altri.

In un momento storico in cui la disabilità viene ancora raccontata troppo spesso attraverso gli estremi – l’eroe che supera ogni ostacolo o la persona da compatire –  l’ironia offre una terza strada. Quella della normalità. Una normalità fatta di lavoro, relazioni, viaggi, sogni, successi e fallimenti, ma anche di episodi buffi, gaffe e situazioni surreali che fanno parte della vita di chiunque.

Perché a volte basta una battuta per mettere in discussione un pregiudizio. E una vignetta può aprire una riflessione dove tante spiegazioni rischiano di non arrivare.

Fonte: Superabile.it

Foto: Superabile.it

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