Il presidente Anmic Nazaro Pagano lancia una roadmap per l’inclusione in 5 punti che contempla la riforma della disabilità, i diritti dei caregiver, il digitale, il lavoro e la mobilità per un futuro senza barriere
Attuazione della riforma della disabilità e progetti di vita; diritti dei caregiver familiari; inclusione 4.0 e transizione digitale; lavoro, competenze e dignità economica; mobilità e accessibilità universale, sfida demografica e servizi. Sono questi i cinque pilastri della ‘roadmap dell’inclusione’ tracciata da Nazaro Pagano, presidente della rete associativa nazionale Anmic, in occasione delle celebrazioni per il 70esimo anniversario della fondazione dell’ente che si sono svolte a Roma, presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati.
“E’ questo l’indirizzo politico che intendo presentare al prossimo congresso e che, se riconfermato- ha detto Pagano-, guiderà l’azione dell’Anmic per i prossimi sette anni”.
Nel dettaglio, in merito all’attuazione della riforma della disabilità e ai progetti di vita, Nazaro sottolinea: “Esigiamo che i decreti attuativi della legge delega sulla disabilità si traducano in risorse reali e stabili. Ogni cittadino ha diritto a un progetto individualizzato che rispetti la sua autodeterminazione e la sua dignità, uscendo finalmente dalla logica dei silos burocratici”.
Per quanto riguarda i diritti dei caregiver familiari, per il presidente “è tempo che l’Italia approvi una legge organica che riconosca, tuteli e valorizzi i diritti di chi si prende cura dei propri cari. Non possiamo continuare a far gravare l’intero peso del welfare sulle spalle delle famiglie”.
E ancora, sul tema dell’inclusione 4.0 e della transizione digitale “le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale e la domotica devono essere strumenti di autonomia, non nuove barriere- evidenzia Pagano- Ci batteremo per garantire l’accessibilità digitale universale e il diritto alla tecnologia assistiva gratuita per tutti, superando i divari economici”.
In riferimento a lavoro, competenze e dignità economica, il presidente della rete associativa nazionale Anmic sottolinea che “il collocamento mirato deve evolversi attraverso la formazione continua e lo sviluppo di competenze digitali. Parallelamente, come presidio del Dipartimento lavoro, rivendichiamo l’adeguamento delle provvidenze economiche al reale costo della vita: l’invalidità civile non deve mai più essere sinonimo di povertà”.
Infine, sui temi della mobilità e accessibilità universale, sfida demografica e servizi, Pagano dice che “con la conclusione dei progetti del Pnrr, vigileremo affinché le reti di trasporto pubblico locale, l’abbattimento delle barriere architettoniche e le Case della Comunità funzionino davvero. Di fronte a un Paese che invecchia, serve un’infrastruttura accessibile e una medicina territoriale integrata che contrastino l’istituzionalizzazione forzata e promuovano la vita indipendente”.
“La disabilità non è un problema privato- ha detto Nazaro in conclusione- è una questione pubblica di diritti umani. Una società è davvero democratica solo se permette a tutti, nessuno escluso, di muoversi liberamente e partecipare attivamente alla vita del Paese. L’Anmic continuerà a essere ciò che è sempre stata: un interlocutore serio, leale e collaborativo con lo Stato, ma anche un custode inflessibile dei diritti conquistati.
Non arretreremo di un solo millimetro. Settant’anni fa abbiamo iniziato a camminare per la dignità. Oggi continuiamo a farlo, a testa alta, verso un’Italia realmente inclusiva e senza barriere”.
DALL’11 AL 14 NOVEMBRE IL QUATTORDICESIMO CONGRESSO NAZIONALE A ROMA
Nazaro Pagano, presidente della rete associativa nazionale Anmic, ha poi proseguito così: “Il presente ci pone davanti a sfide nuove e complesse. La riforma del Terzo settore, l’evoluzione del quadro normativo, la sostenibilità economica delle organizzazioni, il ricambio generazionale, la formazione e l’acquisizione di nuove competenze, la trasformazione digitale, la misurazione dell’impatto sociale e la capacità di intercettare bisogni sempre più articolati impongono all’Anmic una riflessione profonda sul proprio futuro. Cosa che faremo prossimamente nel corso del quattordicesimo Congresso nazionale che si svolgerà a Roma dall’11 al 14”.
“Non possiamo affrontare queste sfide con gli strumenti del passato- ha detto ancora Pagano- Dobbiamo, tuttavia, affrontarle senza perdere ciò che nel passato ha reso forte l’Anmic: la capacità di stare accanto alle persone, di ascoltare i bisogni, di rappresentare con autorevolezza chi non sempre ha avuto voce, di dialogare con le istituzioni e, quando necessario, di chiedere con fermezza ciò che è giusto. Servono coesione, responsabilità e visione- ha sottolineato il presidente- Serve un’Anmic capace di rinnovarsi senza smarrire la propria identità; capace di innovare senza dimenticare la propria storia; capace di aprirsi alle nuove generazioni senza interrompere il filo della memoria. Perché un’associazione che dimentica le proprie radici rischia di perdere la direzione. Ma un’associazione che guarda soltanto al passato rischia di non comprendere il futuro”.
“Il futuro dell’Anmic dipenderà dalla capacità di coniugare la fedeltà alla propria missione con la capacità di cambiare. Dalla capacità di essere flessibile senza essere fragile, innovativa senza essere distante, moderna senza perdere la propria identità. E dipenderà dalla capacità di continuare a mettere la persona al centro. Sempre. Perché al di là delle norme, delle procedure, delle riforme e degli strumenti, esiste una ragione fondamentale per la quale l’Anmic ha iniziato il proprio cammino e per la quale continua ancora oggi a percorrerlo: la dignità della persona”.
“La vera rivoluzione- ha detto Pagano- non è soltanto scientifica, tecnologica o organizzativa. La vera rivoluzione è imparare a riconoscere la dignità dell’altro. È scegliere di guardare ogni persona con rispetto. È comprendere che l’uguaglianza non significa rendere tutti uguali, ma garantire a ciascuno la possibilità di vivere con pari dignità, pari opportunità e piena partecipazione alla vita della comunità.
È questa la strada che l’Anmic ha percorso. Ed è questa la strada che continuerà a percorrere. Associazione che guarda soltanto al passato rischia di non comprendere il futuro”.
“Nel corso della storia, la condizione di disabilità è sempre stata al centro di una tensione irrisolta tra bisogno, diritti e responsabilità collettiva. Ancora oggi, nonostante l’elaborazione teorica dei diritti civili e lo sviluppo dei sistemi di welfare, la disabilità continua a incontrare ostacoli che non sono solo materiali, ma anche culturali. Le rappresentazioni sociali, i pregiudizi e i modelli dominanti di efficienza e produttività incidono profondamente sul modo in cui le persone con disabilità vengono riconosciute, incluse o escluse”.
“La storia non può essere separata dall’etica- ha evidenziato il presidente Anmic- Comprendere il passato significa interrogare il presente e assumersi una responsabilità verso il futuro. I diritti umani, la libertà individuale, l’uguaglianza e lo Stato di diritto non sono concetti astratti, ma il risultato di un lungo processo storico. Riconoscerli davvero implica garantire condizioni concrete di dignità e di autonomia, non solo affermarne il principio. In questo quadro si colloca la storia di Anmic. Fin dai suoi primi anni, l’Associazione ha compreso che la tutela della persona con disabilità non poteva esaurirsi nell’assistenza, ma doveva tradursi nel riconoscimento di diritti pienamente esigibili. Le grandi mobilitazioni degli anni Sessanta, le storiche ‘Marce del dolore’, le battaglie per il lavoro, per l’assistenza, per la previdenza, per l’abbattimento delle barriere architettoniche e per la partecipazione alla vita sociale hanno segnato una stagione fondamentale della storia italiana. Da quelle battaglie- ha ricordato Pagano- sono scaturite conquiste legislative e culturali che hanno contribuito a modificare profondamente il rapporto tra la società e la disabilità. La legislazione che si è sviluppata negli anni successivi- dalla legge n. 118 del 1971 alle successive disposizioni in materia di diritti, assistenza, lavoro e inclusione- rappresenta anche il risultato di un lungo percorso nel quale l’Anmic ha esercitato con determinazione la propria funzione di rappresentanza. La storia dell’Anmic, dunque, è anche uno spaccato della storia del nostro Paese”.
Fonte: Superabile.it
Foto: Superabile.it