Un ritratto della cantautrice sperimentale californiana Kathryn Mohr con un universo femminile noise rock, influenze folk e campionamenti direttamente dall’ambiente naturale
Kathryn Mohr è una cantautrice, chitarrista e cantante californiana, con base a Oakland, nella baia di San Francisco. Con un carattere introverso, realizza una ricerca perlopiù rumoristica a metà strada tra destrutturazione rock, folk ancestrale e un’attitudine drone gotica, con un personale stile lirico visionario e a tratti allucinato. Esordisce con gli EP As If (2020), dal sapore elettronico minimale, e Holly (2022), con suggestioni ambient e sfumature acustiche folk, realizzato nel deserto del New Mexico insieme all’amica e produttrice Madeline Johnston, musicista conosciuta con il moniker Midwife, e pubblicato con la rinomata etichetta discografica statunitense The Flenser.
La collaborazione con la label si consolida con il primo album Waiting Room (2025), ottimamente recensito da testate come Pitchfork e composto in una residenza artistica nel 2024 presso il Fish Factory Creative Center di Stöðvarfjörður, in Islanda, un’ex fabbrica di pesce riconvertita a spazio culturale, condivisa con 5 artisti visivi dediti alla pittura. Kathryn lavora però in solitaria in una stanza separata, intervallata da lunghe passeggiate in una natura selvaggia, tra campi, oceano, rocce e uccelli, di cui, grazie a un piccolo registratore zoom portatile, raccoglie numerose tracce audio. I suoni vengono poi rielaborati con effetti al computer, altri rimangono volutamente grezzi, creando atmosfere pesanti e claustrofobiche. Si aggiungono voci sospese e spettrali, tra sussurri e frenesia, e una chitarra elettrica utilizzata in modo scheletrico, che conferiscono alle canzoni un sapore molto vicino soprattutto agli esordi della cantautrice britannica PJ Harvey, di cui Kathryn non nasconde la grande fascinazione, soprattutto dal punto di vista del racconto lirico. Storie tra solitudine e contemplazione che si concentrano sulla fugacità della vita, tra sogno, memoria, insanità mentale, e uno spirito che può ricordare a tratti anche la cantautrice statunitense Emma Ruth Rundle.
Annunciata per il 17 aprile 2026 la pubblicazione del secondo album Carve, che contiene brani scritti nell’arco di cinque anni, ma registrati in alcune settimane in una roulotte nel deserto del Mojave con una chitarra acustica e un registratore da campo. Ispirato dal suo primo ritorno nel sud-ovest americano dopo un viaggio in auto intrapreso all’età di cinque anni, dà luce a ricordi d’infanzia irrisolti e ai loro effetti sulle relazioni, manifestando un desiderio di ridefinizione del rapporto con se stessa e con il mondo. Rimandi sonori anche alla cantautrice statunitense Courtney Love/Hole in una sorta di destrutturazione grunge. L’artista ha partecipato a festival come Le Guess Who? in Olanda e il London Pitchfork Festival, nel tour europeo dello scorso autunno , che ha toccato anche Milano.
Fonte: Artribune.com
Foto by Cooperativa Sociale Integrata Matrioska (www.coop-matrioska.it)