L’amore è un diritto umano per tutti e tutte

L’amore è un diritto umano per tutti e tutte

L’amore è una cosa seria e la relazione non è un gioco, anche per le persone con disabilità“»:  lo ribadisce alla vigilia del giorno di San Valentino l’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down), ricordando appunto che “non abbiamo a che fare con eterni bambini, ma con adulti capaci di costruire relazioni importanti, in cui vivono momenti più facili e momenti più difficili. A volte vanno a vivere da soli, a volte si sposano, a volte si separano anche“».

Secondo un’indagine condotta qualche tempo fa dalla stessa AIPD insieme al Censis, denominata Non uno di meno e basata sulle risposte di circa 1.200 caregiver in tutta Italia, il 24 % delle persone con sindrome di Down ha una vita relazionale affettiva. Il 2,5% ha dichiarato di avere una relazione sessuale, dato che aumenta al 4,3 % nella fascia di età 25–44 anni. Si tratta di una realtà diffusa, da rendere visibile, riconoscere e sostenere.

Per questo l’AIPD propone da sempre alle persone con sindrome di Down e ai propri operatori percorsi dedicati all’educazione sessuo-affettiva e il prossimo appuntamento in tal senso è in programma dal 26 febbraio al 1° marzo, con un seminario nazionale di formazione che, in quattro giornate, affronterà le questioni principali che entrano in gioco quando ci si innamora: emozioni, diritti, corpo, amore, amicizia, corteggiamento, piacere, prevenzione, genitorialità, molestie, privacy e uso dei social. “Perchésottolineano dall’Associazionese innamorarsi è facile, costruire una vita insieme lo è molto di menosoprattutto per le persone con disabilità intellettiva”.

Il seminario, che si svolgerà presso il Centro Studi Erickson a Roma, coinvolgerà 25 giovani adulti con sindrome di Down e 15 operatori delle AIPD territoriali.

“Di fronte dunque a un tema che divide e fatica a farsi strada nella scuolaaffermano dall’AIPD -, la nostra posizione si esprime e si concretizza nel nostro stesso impegno storico, ossia nel fatto che l’accompagnamento verso l’autonomia passa anche per l’educazione sessuo-affettiva, non come scelta ideologica, ma come necessaria responsabilità condivisa tra scuola, famiglie e associazioni”.

Per le persone con sindrome di Down, l’educazione sessuo-affettiva non è un “di più” – spiega Francesco Cadelano, educatore dell’AIPD e responsabile del percorso formativo -, ma una condizione di tutela, prevenzione e libertà. Il silenzio non proteggela conoscenza sì e le relazioni non si improvvisano, ma si costruiscono. Nel “libro della vita” delle persone con disabilità intellettiva, tutte le pagine vengono riempite e scritte: la scuola, il lavoro, la salute, l’autonomia eccL’unica “pagina” che rimane bianca è sempre quella che si riferisce all’affettività e alla sessualità. È necessario pertanto che questa pagina venga riempita, oltre che dagli stessi protagonisti, anche dalle persone che ruotano intorno alle persone con disabilità“.

Per le persone con sindrome di Downaggiunge -, l’amore non è un gioco, né una fantasia infantile da tollerare con indulgenza. È un’esperienza profonda, concreta, spesso desiderata con grande intensità. Parlare di corteggiamento, di vivere insieme, di matrimonio, di genitorialità, di visite dal ginecologo o dall’andrologo, di contraccezione e di consenso significa riconoscere che le relazioni affettive sono parte integrante della vita adulta. Prenderle sul serio vuol dire offrire strumenti e costruire competenze“.

Riconosciuto a paroleannotano ancora dall’Associazione – il diritto all’autonomia a volte fatica ad affermarsi nel momento delle scelte. Per questo sono fondamentali percorsi strutturati, formazione, confronto tra pari, accompagnamento educativo. Ma poi arriva il momento in cui le scelte devono essere riconosciute e sostenuteprima di tutto dalle famiglie, in cui a volte prevale la preoccupazione“.

Come genitori osserva Gianfranco Salbini, presidente nazionale dell’AIPD -, dobbiamo essere convinti delle capacità dei nostri figli e delle nostre figlie e determinati nell’accompagnarli verso l’autonomia e, laddove possibile, verso la vita di coppia. Non sempre è facile accettare le loro scelte: se questo vale per tutti i genitori, vale forse un po’ di più per noi, abituati a proteggere i nostri figli anche quando diventano grandi. Ma dobbiamo fare questo salto, perché loro possano lanciarsi nella vita“.

La nostra Associazione conclude -, con i suoi percorsi di formazione, ma anche con gli spazi e le occasioni di confronto, ci permette di acquistare fiducia in noi stessi e di trasmetterla ai nostri figli e alle nostre figlie, perché possano decidere serenamente del proprio futuro. San Valentino può e deve essere, per noi, l’occasione per ricordarci che l’amore è un diritto umano per tutti. E che il nostro compito è sostenere i nostri figli e le nostre figlie affinché possano realizzarlo nel migliore dei modi, ciascuno secondo le proprie capacità, sentendo tutta la fiducia che un genitore deve assicurare“.

Per ulteriori informazioniufficiostampaaipd@gmail.com.

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