L’Italia si prepara a riconoscere ufficialmente il valore terapeutico della cultura. È stato approvato in Conferenza Stato–Regioni un protocollo d’intesa tra il ministero della Cultura e quello della Salute per promuovere la prescrizione dell’arte come supporto alle cure mediche.
L’Italia si prepara a riconoscere ufficialmente il valore terapeutico della cultura. È stato approvato in Conferenza Stato–Regioni un protocollo d’intesa tra il ministero della Cultura e quello della Salute per promuovere la prescrizione dell’arte come supporto alle cure mediche. A spiegarlo è Alessio Nisi in un dettagliato articolo pubblicato su vita.it.
“In Emilia Romagna– scrive Nisi – si chiama Sciroppo di teatro e nel 2024 ha portato in scena 570 spettacoli, per un pubblico di oltre 100mila spettatori in 49 Comuni della regione. Un modello di rete di donne e uomini di teatro, istituzioni e pediatri che sta contaminando anche altri territori, e in cui è presente e centrale la prescrizione sociale dell’arte come supporto alle cure mediche. Un progetto considerato guida. Ci sono i Musei Toscani per l’Alzheimer, un’esperienza di 70 realtà, tra musei d’arte, spazi espositivi, musei di storia naturale, orti botanici, musei archeologici, etnografici e scientifici, biblioteche, che contribuisce a restituire la certezza di essere parte attiva della vita culturale e sociale della comunità, anche senza la presenza della prescrizione. Analogamente ci sono anche esperienze più locali come Dance well, progetto sviluppato dai Musei Civici di Bassano del Grappa, come Il paese ritrovato a Monza, il primo villaggio in Italia per persone con demenza: arte e cultura per cercare di contrastare il progressivo declino delle capacità e delle relazioni, come la Fondazione uniti per crescere insieme che a Torino usa il circo sociale come motore di benessere”.
“Si chiamano in molti modi diversi – continua l’articolo – ma sono tutte esperienze che si richiamano al welfare culturale, modello multidisciplinare che studia e valorizza il rapporto tra cultura e salute, con l’obiettivo di promuovere l’effetto positivo della cultura e dell’arte sul benessere individuale e collettivo in una prospettiva di equità sociale e sviluppo sostenibile. Un modello a cui nel 2019 l’Organizzazione mondiale della Sanità – Oms ha riconosciuto un valore complementare dei percorsi terapeutici tradizionali, di supporto alla relazione medico-paziente, alla relazione di cura, anche e soprattutto per i carer non professionali: un modello capace di mitigare e ritardare alcune condizioni degenerative, come demenze e morbo di Parkinson. Un modello che in Italia è vivo e presente e che si manifesta in tantissimi modi diversi, dal teatro al circo, ai musei. Una molteplicità di esperienze che rappresenta uno dei valori di questo modello. Che, a guardarlo dall’esterno, si presenta però come una mappa a macchia di leopardo: presente in alcune territorialità, assente in altre”.
“Oggi forse – si legge ancora nell’articolo – si è fatto un passo avanti nella direzione di un sistema nazionale. Un primo passo. È stato infatti approvato in Conferenza Stato–Regioni un protocollo d’intesa tra il ministero della Cultura e quello della Salute per promuovere la prescrizione dell’arte come supporto alle cure mediche”.
L’articolo completo è disponibile a questo link: https://www.vita.it/prescrizione-sociale-per-la-ricetta-di-arte-e-cultura-siamo-alla-svolta/