Il fotoreporter Valerio Bispuri con l’attivista Andrea Caschetto raccontano i bambini senza nome e senza età negli orfanotrofi di Argentina, Zambia, Bielorussia e Pakistan. “Vite che ti entrano dentro, storie che non gridano ma resistono“.
In Bielorussia gli orfanotrofi sono chiamati internat (internati). Nel nord del paese, in una cittadina di tremila abitanti, Begoml, nella regione di Vitebsk, esiste un istituto che accoglie solo bambini con disabilità cognitive, relazionali e/o problemi psichici fino all’età di sedici anni. Oltre quell’età le loro strade possono prendere due direzioni: percorsi di inclusione o strutture manicomiali, come esistevano in Italia prima della legge Basaglia. Attualmente, nell’internato di Begoml ci sono circa cento bambini, spesso abbandonati dai genitori per problemi di alcolismo. “Vite che ti entrano dentro”, racconta il fotoreporter Valerio Bispuri che in quei luoghi c’è stato un anno fa, incontrandone una che lo ha colpito dritto al cuore: “Si chiama Igor. Mi sono innamorato di questo bambino di undici anni che affronta un pesante problema psicologico forse dovuto al trauma dell’abbandono. L’anno scorso – continua Bispuri – ho lanciato una campagna di raccolta fondi per avviare un percorso di sostegni, da una terapia psicologica a visite mediche specialistiche. Il video ha totalizzato settecentomila visualizzazioni e ci hanno donato quasi duemila euro. È un bambino così piccolo che ha già vissuto sofferenze inenarrabili, vorrei tornare in Bielorussia solo per rivederlo”. Anche il volto di Igor fa parte di “Orfani/Orphans“, un libro silenzioso fatto di fotografie, un viaggio indietro nel tempo. “Tutti i miei lavori, le mie foto raccontano i dimenticati, le persone delle quali nessuno si occupa. Quelle private della loro libertà,con problemi di salute mentale o di dipendenze. Ma non mi ero mai occupato di bambini, senza nome, senza età, orfani in America, Africa, India, Europa. Ne ho incontrati tanti negli ultimi cinque anni e ho deciso di occuparmene. Non è stato un percorso di denuncia, ma di conoscenza interiore e di ricerca della realtà di chi non ha genitori. Ho provato a raccontare la loro anima”. Con il suo ultimo libro Bispuri ha svelato ciò che nessuno vorrebbe vedere: centoquaranta milioni di bambini soli nel mondo. “Orfani” è un libro di testimonianze che racconta le vite dimenticate. “Realtà che devono porci delle domande”. Ma“Orfani” non è solo un libro, per il fotoreporter romano è stato un progetto di vita attraverso quattro continenti. “Ho incontrato bambini senza famigche bambini pieni di forza, dignità, con uno sguardo che non ti lascia più”. Ogni fotografia è nata da un incontro reale, da un tempo condiviso, da una fiducia costruita passo dopo passo. Per raggiungere ogni area del mondo ha contattato Andrea Caschetto, l’ambasciatore del sorriso che ha visitato più di cinquecento orfanotrofi di centodiciassette Nazioni per portare allegria. “L’ho chiamato – ricorda Bispuri – ci siamo visti e mi ha aiutato a orientarmi in questa realtà. Dall’Italia sono andato in Argentina, dove avevo già vissuto dieci anni, poi in Zambia tramite l’aiuto di un padre comboniano, successivamente in Bielorussia grazie alla Cooperativa sociale integrata Matrioska creata da persone con disabilità che da bambini erano stati nell’orfanotrofio di Begoml ma sono stati accolti in Italia trent’anni fa. Infine, in Pakistan”. Prima dell’esperienza bielorussa “non ero mai entrato in un orfanotrofio con persone con disabilità. Nessuno li aveva mai fotografati ed è stata un’esperienza molto forte. Quando ho visto questi bambini, per capire come stavano- spiega il fotoreporter – ho cercato subito un contatto fisico con loro, che è più forte delle parole. Ma girando anche gli altri orfanotrofi nel mondo ho capito che è proprio l’essere orfani a creare disabilità psicologiche, perché la maggior parte di questi bambini erano stati trascurati, picchiati e abusati. Una sofferenza allo stato puro. Ma capita anche che vengano abbandonati proprio perché hanno una disabilità”. La prima cosa da fare per Andrea Caschetto“è giocare con loro, senza distinguere tra bambini con o senza disabilità. Basta usare il tatto, come dice Valerio. Io in genere tocco il naso, faccio il solletico sull’orecchio, tocco il ginocchio e loro sorridono, perché tutti i bambini hanno voglia di divertirsi. L’esperienza più bella l’ho vissuta in India, c’erano duecentotrenta bambini con disabilità che giocavano tutti insieme, le stanze erano divise per età e non per disabilità. Tutti comunicavano con tutti e lì è stato uno degli orfanotrofi dove ho incontrato i bambini più intelligenti del mondo”. Caschetto in prima persona si è misurato con la disabilità. “A quindici anni ho subito un’operazione alla testa per un tumore che mi ha causato problemi di memoria, concentrazione e apprendimento. Ogni cosa che facevo la dimenticavo e avevo grandi difficoltà a scuola. A diciannove anni sono andato per la prima volta in Sudafrica dove ho incontrato i bambini di un orfanotrofio e ho potuto giocare con loro. Al rientro in Italia, come per magia, ricordavo tutto: volti, giochi e attività. La mia memoria non era guasta, ma a scuola dimenticavo di nuovo ogni cosa. In quel momento ho capito che tutto ciò che tocca le emozioni passa dalla memoria a breve termine alla memoria a lungo termine, così ho iniziato a fare viaggi umanitari per ricordare la mia vita”. Il suo ultimo grande viaggio è durato otto mesi ed è terminato lo scorso giugno, “ho attraversato sette nazioni africane con gli autobus locali. Quello che mi porto a casa è una domanda: perché non viviamo con la semplicità dei bambini che incontro?”. Ma oltre la disabilità, c’è un’altra motivazione che spinge l’ambasciatore del sorriso a viaggiare. “Sono cresciuto da solo, senza un papà – rivela – perché non sono stato riconosciuto da piccolo. Sono partito per conoscere tutti i bambini degli orfanotrofi e dare a ognuno di loro il mio affetto paterno. Dopo averlo fatto la prima volta, ho capito che lo voglio fare per sempre. Non li illudo, gli dico che giro il mondo per giocare con tutti i bambini e li stimolo a non avere rabbia o rancore, a essere positivi, a studiare e ad avere infiniti sogni nel cassetto perché prima o poi qualcuno si realizza”. Il suo prossimo viaggio sarà in Palestina con l’associazione Soleterre, ma aspetta conferme. Nel frattempo ha scritto un romanzo e dovrà decidere con chi pubblicarlo.
Fonte: mensile SuperAbile INAIL – Novembre 2025
Foto: Valerio Bispuri