Lavoro e inclusione, ai Castelli Romani apre l’osteria inclusiva “Strapazzato”. Qui si punta a trasformare l’inclusione in occupazione stabile per persone con disabilità, disagio psichico e situazioni di fragilità sociale
È stata inaugurata il 4 giugno scorso ad Albano Laziale l’Osteria inclusiva ‘Strapazzato’, un progetto di inclusione lavorativa nato dalla cooperativa sociale Sorriso per Tutti. L’associazione, fondata nel 1993, opera da oltre trent’anni nel settore sociale, lavorando con persone con disabilità, disagio psichico e fragilità economiche. Da tempo secondo Romatoday.it era emersa la necessità di rafforzare il ramo dedicato all’ inserimento nel mondo del lavoro: l’assistenza, da sola, non basta. “Volevamo creare opportunità di lavoro concrete, non percorsi che si esaurissero in un tirocinio senza prospettive” spiega Luigi Leggio, educatore professionale e membro del consiglio di amministrazione da cui è nata l’idea dell’osteria. Da qui la scelta di investire nella ristorazione, un settore che più di altri vive di squadra, contatto umano e valorizzazione delle competenze. La sfida, però, è fare in modo che il ristorante venga scelto per ciò che propone nel piatto e per la qualità dell’accoglienza, non per pietismo o curiosità: “Non vogliamo diventare una sorta di freak show dell’inclusione” racconta “Le persone possono arrivare qui incuriosite dal progetto, ma devono tornare perché il cibo è buono, il servizio funziona e si sta bene”.
La cucina di Strapazzato – Oggi nell’osteria lavorano cinque persone appartenenti a categorie svantaggiate, assunte con contratto a tempo indeterminato dopo un percorso di formazione dedicato. Due sono impegnate in cucina e tre in sala. Parte del personale proviene da precedenti percorsi della cooperativa, mentre altre figure sono state individuate attraverso il passaparola e la rete territoriale. A guidare la brigata c’è lo chef Lorenzo Freddi, che ha alle spalle esperienze tra trattorie, ristoranti fine dining e insegne del centro storico di Roma, mentre la sala è affidata a Fabio Pavan.
Dal nome del locale ai fornitori: la parola d’ordine è inclusività – “Se pensiamo ad un uovo, albume e tuorlo convivono ma restano distinti. L’inclusione vera arriva quando si strapazza l’uovo: i due elementi si amalgamano diventando qualcosa di nuovo. È l’immagine di una società in cui le differenze non vengono separate ma integrate”, racconta Leggio per spiegare la scelta di Strapazzato. La rete di relazioni costruita attorno all’osteria prosegue anche nella scelta delle materie prime. Molti prodotti arrivano infatti da altre realtà che utilizzano il lavoro come strumento di reinserimento sociale. Sugli scaffali e nei piatti si trovano i vini, l’olio e le conserve di Capodarco Agricoltura di Grottaferrata; la pasta secca del Pastificio Futuro, nato all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni di Casal del Marmo a Roma; e il Caffè Galeotto, prodotto nella torrefazione del carcere di Rebibbia. Accanto al servizio di ristorazione è stato realizzato anche un piccolo corner dedicato alla vendita di questi prodotti.
Fonte: Siuperabile.it
Foto: Superabile.it