Cristian Lucarelli, la rinascita dopo l’incidente: il “nuotatore filosofo” è pronto alla prossima sfida
Lo sport e “la forza di andare avanti”. Ed è quella di Cristian Lucarelli, il ‘nuotatore filosofo’ di Riccione, che ha fatto proprio dello sport la sua ragione di vita e gli ha permesso, soprattutto praticando nuoto, di tornare a vivere. “È un percorso di vita, resilienza e ispirazione oltre ogni limite fisico. Lo sport è stato sempre parte integrante della mia vita- ha detto a chiamamicitta.it- da ragazzino con l’atletica leggera, il salto in alto e in lungo e soprattutto il basket, e poi nell’età adulta, le corse e il triathlon, sempre a livello amatoriale. Senza quella disciplina legata agli allenamenti e all’agonismo, forse non sarei mai riuscito a farcela dopo il mio incidente nell’ottobre 2015, mentre ero sulla mia bici da corsa”. Ha riportato gravi conseguenze: “Sono un lesionato midollare con una frattura vertebrale cervicale, non è stato per nulla facile reimpostare da meno di niente la propria esistenza. Quando sei attaccato ad un respiratore e non muovi più niente del tuo corpo, è facile pensare di mollare tutto. La ripresa sportiva è avvenuta gradualmente e con tanti sacrifici. Nel mio primo ritorno in piscina muovevo solo un braccio e poco più, è stata una via da percorrere che, grazie alla Finp (Federazione Italiana Nuoto Paralimpico ndr), mi ha permesso di raggiungere anche diversi obiettivi, ad esempio: due volte campione italiano nel campionato italiano del circuito in acque libere, e un oro nei 400 stile libero al campionato italiano estivo. Penso che se pratichi sport fin da bambino e hai la fortuna di trovare allenatori validi e strutture sportive adeguate, oltre ad essere un motore di aggregazione sociale e di prevenzione dello stato di salute, qualcosa ti entra nel dna, ti modifica e ti rende più forte e più consapevole del tuo corpo e della tua vita”. A proposito della sua condizione ha spiegato che “ognuno deve trovare forze e motivazioni per alzarsi dal letto per iniziare la giornata. Io ritengo che stando concentrato continuamente per raccogliere i movimenti residui e compensatori del mio corpo, evitando di cadere a terra, sopportando i dolori per quanto attutiti dai farmaci, mi abbia potuto portare ad accrescere la resistenza rispetto alla media delle persone. Inoltre, essere sopravvissuto ad un incidente mortale ti porta una sensibilità maggiore verso la vita, una percezione più fine nell’intendere che ogni giorno è degno di essere vissuto appieno perché il domani non è un dato certo. Da questo punto di vista, senza peccare di egocentrismo, sì, penso di essere un esempio nel mio piccolo di resistenza e tenacia”. Sicuramente “non ho pensato di smettere di fare sport- ha ammesso- perché è molto utile per il mantenimento del mio tono muscolare, dei movimenti compensatori dei tendini ed articolari, però ho pensato di rimodulare la mia attività, quello sì. Mi sono sempre definito un ‘nuotatore filosofo’ ed è ora di abbracciare in toto questo stato d’animo. In che senso? Non solo agonismo fine a sé stesso, ma nuoto come attività senza altro significato che se stessa, liberata dalla schiavitù dello scopo. Quindi nuotare per vedere luoghi, respirarli, portando l’ esempio più con i fatti che con le parole che le persone con disablità possono e devono partecipare alla vita sociale, quindi anche sportiva, mettendoli nelle condizioni di godere delle emozioni che le persone senza disabilità ottengono nella pratica sportiva”.
Fonte: Superabile.it
Foto by Cooperativa Sociale Integrata Matrioska (www.coop-matrioska.it)