“Mi dicevano bravo e non sapevano neanche chi ero“. Un momento pieno di emozione che Paolo Turrina ha vissuto giorni fa a Genova in occasione dell’ultima Adunata nazionale degli Alpini. “Sono riuscito a far capire che si può fare una cosa così anche in mancanza di un pezzo del proprio corpo“, ha raccontato durante la trasmissione ‘People – Cambia il tuo punto di vista‘. La sua storia è quella di un alpino del Gruppo di Rosegaferro della Sezione Ana Verona che, dopo una prova dura, ha scelto di ripartire. In quei momenti, dice, si è reso conto di quanto “una presenza possa parlare anche senza spiegazioni“.
L’applauso della gente – Paolo è rimasto colpito soprattutto dalla naturalezza degli applausi e dei tanti ‘bravo‘ ricevuti lungo le strade di Genova. Nessuna curiosità invadente, solo persone che si fermavano e lo applaudivano mentre passava. Non per la sua storia, che non conoscevano, ma per ciò che vedevano in quel momento.
La malattia e l’amputazione – Due anni fa una diagnosi ha cambiato la sua vita: un tumore al bacino e l’amputazione della gamba sinistra. Un passaggio netto, un prima e un dopo, che ha imposto una nuova quotidianità fatta di riabilitazione e adattamento, ma anche di ripartenze inattese. La svolta è arrivata qualche mese dopo l’operazione, a Vicenza, durante l’Adunata nazionale. In quell’occasione fa una scommessa con il capogruppo del suo paese che non credeva lui riuscisse a partecipare e conosce il capitano del Vicenza Calcio Amputati, che gli propone di entrare in squadra. Da quel momento entra in un gruppo di atleti italiani che condividono lo stesso sport e lo stesso percorso di rinascita. Oggi Paolo gioca in una squadra italiana che quindici giorni fa era ad Ankara per l’Europa League del calcio amputati, chiusa al terzo posto.
Un esempio per gli altri – Il calcio amputati è diventato parte stabile delle sue giornate. “Mi alleno quattro volte a settimana, un ritmo che prima dell’amputazione non avrei immaginato possibile“. La sua storia non riguarda solo lo sport, ma anche il modo in cui è cambiata la sua quotidianità. Oggi è spesso lui a proporre agli amici di uscire, camminare, andare al mare. “Sono io che sprono i miei amici a dire facciamo un’uscita al mare, facciamo una camminata sul lago e loro mi seguono“ racconta. Un ribaltamento che dice molto più delle parole: da chi ha dovuto ripartire, a chi oggi tiene il passo degli altri, anche se con una gamba sola. Per Paolo il punto non è dimostrare qualcosa, ma raccontare un’esperienza concreta. “Tutti i ragazzi che non hanno paura di nulla perché la vita ci ha riservato uno stop, però ci ha fatto capire che possiamo fare tante altre cose, possiamo fare cose ancora migliori di quelle che facevamo prima“. E alla fine, quello che resta, è una frase semplice che riassume la giornata di Genova e tutto il resto: “Mettersi in gioco e cercare di farsi aiutare dalle persone anche con un sorriso“.
Fonte: Superabile.it
Foto by Cooperativa Sociale Integrata Matrioska