Il Salone del Mobile è accessibile? Sì. Milano, durante la Design Week, no. Un articolo di Valentina Tomirotti
Fino al 26 aprile Milano è la capitale mondiale del design. Sessantaquattresima edizione del Salone, oltre millenovecento espositori a Rho,- si legge nell’articolo di Valentina Tomirotti pubblicato su “Pepitosa Land”- ma il dato che racconta davvero cosa succede in questa settimana è un altro: oltre seicento eventi del Fuorisalone distribuiti su tutta la città, trecentodiciannovemila visitatori attesi, un indotto stimato in duecentocinquantacinque milioni di euro. Un ecosistema che non è una fiera, è una trasformazione temporanea della città intera. E che definisce, molto più di qualunque padiglione, lo standard di cosa oggi si chiami “ben progettato”.
È esattamente questo, la città che per dieci giorni diventa vetrina diffusa del design, il luogo in cui la domanda “il Salone del Mobile è accessibile?” smette di essere una domanda di servizio e diventa una domanda politica. E la risposta, letta onestamente, è doppia. Il Salone in fiera sì, nei limiti di cui si dirà. Il Fuorisalone, no.
Dentro la fiera: accessibilità come logistica, non come cultura del progetto
Sul sito del Salone la voce “Accessibilità” esiste. Si possono ritirare un biglietto omaggio e un Accessibility Pass nei desk dedicati, saltare la coda in alcuni punti ristoro, ottenere una precedenza, compatibile con la disponibilità di posti, all’Arena dei Talk, noleggiare una carrozzina al Mobility Center, usare gli stalli riservati nei parcheggi. Tutto utile, tutto necessario, ma è la totalità di ciò che la più grande fiera del design del mondo sente il bisogno di dire sul tema.
Chi ha sfogliato una pagina di accessibilità di un qualunque ente fieristico riconoscerà lo schema: ingressi, parcheggi, ausili, code saltate. Accessibilità come servizio logistico offerto al visitatore con disabilità perché possa attraversare lo spazio senza incidenti. Una cornice in cui la persona con disabilità è un ospite speciale da agevolare, non un interlocutore del prodotto in esposizione. Nella pagina ufficiale non compare una riga sul design accessibile come contenuto della manifestazione: non un percorso curatoriale, non un premio, non un criterio di selezione. Il paradosso è servito: la fiera che stabilisce come si abiterà il mondo nei prossimi anni tratta l’accessibilità come una questione di viabilità interna.
Fonte: Superabile.it