Il tempo perduto?
Vita dietro le sbarre
16 aprile 2026 – ore 17:30
Teatro San Gaspare, Roma
Com’è davvero vivere in carcere?
Un incontro aperto a tutti per ascoltare testimonianze dirette, confrontarsi e capire cosa succede davvero “dietro le sbarre”.
Durante l’incontro parleremo anche del libro “L’emergenza negata” di Fabio Falbo e Gianni Alemanno, che racconta la realtà delle carceri italiane.
Interverranno:
- ex detenuti, che racconteranno cosa significa davvero vivere in carcere
- esperti e studiosi del tema
- volontari attivi nelle carceri italiane
Ernesto Balducchi (ex detenuto per banda armata di sinistra), Leonardo Becchetti (Università di Tor Vergata), Carlo Guarany (ex detenuto) e Suor Emma Zordan (volontaria nella Casa Circondariale di Rebibbia). Modera Giovanni Sansone (etnologo).
Nel corso dell’evento si esibiranno gli artisti Stefano Ferro e Roberto Sannino (Iago).
Ingresso gratuito (prenotazione obbligatoria)
Dopo l’incontro: cena solidale
Un momento conviviale con prodotti realizzati all’interno delle carceri (Casal del Marmo e Rebibbia). Un modo concreto per sostenere il reinserimento.
Chi non potesse partecipare alla cena solidale, e volesse comunque contribuire alle spese sostenute dagli organizzatori, può fare una donazione di importo pari alla cena. I ricavi contribuiranno a coprire le spese per l’organizzazione dell’evento.
Un libro scomodo
a cura di Claudio Auria – IL SECONDO MESTIERE
«Perché, con tanti libri sul carcere, hai scelto proprio quello?»
«Ma come? Per anni ha sostenuto che si dovesse buttare la chiave, e ora che è toccato a lui…»
«Ti rendi conto che stai sponsorizzando un fascista?»
«No, non me la sento di far circolare la locandina di un libro di Alemanno».
Queste, e molte altre simili, sono le risposte che in questi giorni ho ricevuto dalle persone invitate alla serata del 16 aprile, dedicata alle condizioni delle carceri italiane. Risposte che, sia chiaro, non provengono da estranei, ma da colleghi, amici e persino parenti.
Di fronte a reazioni del genere, la tentazione di rinunciare all’evento è stata forte. Ma poi mi sono detto che sarebbe un errore cedere. Sarebbe un errore rinunciare al desiderio di capire, di confrontarsi, di conoscere. In una parola, di vivere da uomo libero, senza lasciarsi imprigionare dal conformismo dominante, qualunque etichetta gli si voglia dare.
Mi è tornato in mente Il mondo nuovo di Aldous Huxley, pubblicato nel 1932. Un romanzo ambientato in una società apparentemente perfetta: niente guerre, niente fame, niente malattie. Un mondo in cui il piacere è sempre a portata di mano.
I cittadini di Il mondo nuovo, però, devono rinunciare alle emozioni, ai sentimenti e alla propria individualità. Devono limitarsi a produrre e consumare, senza mai amare. In uno dei passaggi più intensi del libro, il Governatore spiega ad un ribelle, il Selvaggio perché certe opere del passato — come quelle di William Shakespeare — siano proibite:
«Perché sono vecchie; questa è la ragione principale. Qui non ci è permesso l’uso delle vecchie cose».
«Anche quando sono belle?»
«Soprattutto quando sono belle. La bellezza attira, e noi non vogliamo che la gente sia attirata dalle vecchie cose. Noi vogliamo che ami le nuove».
Il romanzo si chiude con il suicidio del Selvaggio. Forse è un’esagerazione, ma la nostra società non è poi così lontana da quella immaginata da Huxley: «una prigione senza muri in cui i prigionieri non sognano di evadere. Un sistema di schiavitù nel quale, grazie al consumismo e al divertimento, gli schiavi amano la schiavitù».
E, a differenza del mondo descritto da Huxley, il nostro è anche attraversato da guerre.
Vorrei provare anch’io a essere un ribelle, senza arrivare al gesto estremo del Selvaggio. Non voglio essere uno schiavo, né accontentarmi di guardare per terra. A un uomo libero non bastano la salute, qualche sicurezza materiale e un po’ di svago.
«Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali», cantava Francesco Guccini.
Un uomo libero ascolta, si confronta, è disposto anche a cambiare idea. Non si lascia paralizzare dalla paura. Va avanti, anche correndo qualche rischio, fosse pure quello, molto concreto, di ritrovarsi in quattro gatti il 16 aprile al Teatro San Gaspare.
Foto by Cooperativa Sociale Integrata Matrioska (www.coop-matrioska.it)