Notte di San Lorenzo, le ore e i giorni migliori per osservare le stelle cadenti (ma attenzione alla Luna piena)

Notte di San Lorenzo, le ore e i giorni migliori per osservare le stelle cadenti (ma attenzione alla Luna piena)

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In realtà, come spiega l’astrofisico Gianluca Masi, non si tratta di stelle cadenti, ma di briciole di cometa che si incendiano nel cielo. La guida per fotografarle.

La conoscono tutti come “la notte di San Lorenzo”, il momento magico agostano in cui i più romantici si sdraiano nei parchi o su spiagge buie col naso all’insù, pronti a lasciarsi sorprendere dallo spettacolo delle “stelle cadenti“. Le guardiamo attraversare il cielo e, quasi per rito, affidiamo a quelle scie luminose i nostri desideri più intimi. Ma dietro a quell’incanto popolare, si nasconde un fenomeno astronomico ben più complesso, ma non meno affascinante. C’è però un punto da chiarire: “Non sono vere e proprie stelle cadenti, come spesso vengono chiamate, un termine del tutto fuorviante dal punto di vista scientifico, perché non c’è alcuna stella coinvolta. Si tratta in realtà di meteore – e quelle che osserviamo in queste notti di agosto hanno anche un nome preciso: si chiamano “Perseidi”, spiega al Corriere Gianluca Masi, astrofisico, divulgatore e curatore scientifico del Planetario e Museo Astronomico di Roma. Ma quando è il momento migliore per osservarle? “L’ideale – prosegue l’esperto – è scegliere una notte tra il 10 e il 13 agosto, preferibilmente nella seconda parte della notte, sacrificando un po’ di sonno. È allora che si ha la probabilità più alta di vederle“.

All’origine dello spettacolo celeste che affascina milioni di persone ogni anno, c’è qualcosa di minuscolo: un semplice granello di polvere. “La Terra, come sappiamo, orbita attorno al Sole, e lungo il suo percorso può imbattersi in piccole particelle di polvere disperse nello spazio – spiega Masi – Ma in questi giorni accade qualcosa di particolare: la Terra attraversa un punto preciso della sua orbita che coincide con la scia lasciata dalla cometa Swift-Tuttle”. Questa cometa, appartenente alla stessa famiglia della celebre cometa di Halley, fu scoperta nel 1866 da Giovanni Schiaparelli. “Di fatto – prosegue Masi – la Terra si sta tuffando nella nube di polveri che la cometa ha disseminato lungo il suo percorso attorno al Sole“. È proprio da questo incontro che nasce il fenomeno luminoso che ammiriamo in cielo: “Questi minuscoli granelli, entrando nell’atmosfera terrestre a velocità altissime, bruciano per attrito, lasciando dietro di sé una scia brillante. È questo che osserviamo: non stelle che cadono, ma briciole di cometa che si incendiano attraversando il cielo“.

Dunque, sebbene la Terra incroci costantemente piccoli pulviscoli spaziali – motivo per cui le meteore possono essere osservate quasi ogni notte, quando le condizioni del cielo lo permettono – in questi giorni il numero di meteore aumenta sensibilmente per via di questo incontro “orbitale“ particolarmente favorevole. “In questi casi si parla di sciami meteorici – spiega l’esperto –. Quello di agosto è certamente il più popolare, ma nel corso dell’anno se ne verificano altri di grande interesse“.

Il momento di massima attività delle Perseidi – come si diceva – si verifica nella notte tra il 12 e il 13 agosto. “La data del 10 agosto è tradizionalmente legata al martirio di San Lorenzo, e in passato coincideva con il picco, ma a causa di un fenomeno astronomico chiamato “precessione degli equinozi”, lo sciame ha leggermente slittato – chiarisce Masi – Anche il 10, comunque, si può osservare un’attività significativa. In realtà, le Perseidi sono già visibili adesso, ma dopo il 13 l’attività inizierà a calare rapidamente”. Il momento clou in cui alzare lo sguardo verso il cielo “sarà l’alba del 13 agosto – precisa – quando si potranno contare anche 70-80 meteore all’ora“.

C’è però un problema, perché quest’anno non è un’annata ideale, un po’ come può succedere con il vino. “L’anno scorso le condizioni erano molto più favorevoli. Stavolta, invece, dobbiamo fare i conti con la Luna: il 9 agosto era piena – spiega l’esperto – Questo comporta due cose: la Luna rifletterà molta luce sulla Terra e resterà visibile per tutta la notte, riducendo così la possibilità di osservare le meteore. Di conseguenza, quest’anno riusciremo a vedere soltanto le più luminose, circa 15-20 ogni ora“.

Ma non ha senso scoraggiarsi: con un po’ di organizzazione, lo spettacolo resta comunque godibile. “È importante scegliere un luogo che consenta di osservare una porzione ampia di cielo, così da aumentare le probabilità di avvistare le meteore – puntualizza Masi –. Chi può, dovrebbe salire in quota. Per chi vive in città, ad esempio a Roma, il Gianicolo può essere una buona opzione“. Il modo migliore per osservare il firmamento, ricorda l’esperto, è farlo a occhio nudo: “Il nostro occhio offre una visione panoramica che permette di sorvegliare l’intero cielo in un colpo solo“. Fondamentale, però, allontanarsi il più possibile da fonti di luce artificiale: “Anche perché quest’anno – aggiunge – la Luna piena ci mette già abbastanza del suo per rovinare un po’ la festa“.

E su quale sia il cielo migliore da cui osservare le stelle cadenti nella notte di San Lorenzo, Gianluca Masi non ha dubbi: “Quello di Manciano, in provincia di Grosseto. È il cielo più puro della Penisola, lontano dall’inquinamento luminoso“. Proprio lì, ieri, sabato 9 agosto, si terrà l’evento Numera Stellas, curato dallo stesso astrofisico: un’occasione per osservare il cielo non solo per chi è alle prime armi, ma anche per chi da anni guarda le meteore con passione. “Ancora oggi – confessa Masi – dopo tanto tempo, resta in me quell’incanto, quella meraviglia di fronte allo spettacolo cosmico. E il fatto di conoscerne i segreti non toglie nulla al suo fascino“.

Per chi desidera cimentarsi nella fotografia delle meteore più luminose, l’esperto consiglia l’uso di obiettivi super grandangolari (con focale inferiore ai 20 mm) o fish-eye, meglio se particolarmente luminosi, con apertura maggiore di f/4. “È utile impostare una sensibilità ISO compresa tra 800 e 1600, tenendo conto del livello di rumore prodotto dalla propria fotocamera – spiega – In questo modo è possibile realizzare sequenze di scatti, ciascuno con un’esposizione di 30–60 secondi”. Fondamentale anche valutare il grado di oscurità del cielo, che dipende dall’inquinamento luminoso locale e dalla presenza della Luna. “Per aumentare le probabilità di catturare le scie – aggiunge – può essere utile puntare l’obiettivo in direzione del radiante“.

Fonte:  Corriere.it

Photo: Corriere.it

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