La spiaggia dei veterani feriti: a Odessa lo sport aiuta la rinascita

La spiaggia dei veterani feriti: a Odessa lo sport aiuta la rinascita

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La spiaggia dei veterani feriti: a Odessa lo sport aiuta la rinascita. Gare e attività per i mutilati di guerra, mentre cresce l’emergenza psicologica tra gli ex combattenti

A Bez Mezh, sulla costa di Odessa affacciata sul Mar Nero, l’associazione Free warriors ha organizzato una giornata di gare sportive dedicata ai veterani ucraini rimasti feriti o mutilati in guerra. L’ha raccontata Lucia Capuzzi, inviata in Ucraina per l’Avvenire. La spiaggia è a circa 60 chilometri dal fronte: racconta le storie di uomini segnati dai combattimenti. Tra loro c’è Valery, 43 anni, che ha perso una gamba durante un assalto nella regione di Zaporizhzhia nel 2024. Ferito gravemente da una granata russa, è riuscito a trascinarsi per sei ore fino a una trincea e ad attendere i soccorsi al gelo.

Secondo Arsen Riaboshapko, ex atleta e cofondatore di Free warriors, lo sport rappresenta uno strumento essenziale nel percorso di recupero fisico e mentale dei reduci. Dall’inizio dell’invasione russa, il numero di persone con disabilità in Ucraina è salito a oltre 3,4 milioni. Tra queste, 143.000 sono registrate come mutilati di guerra e almeno due terzi hanno subito amputazioni. Per il 2026, il governo di Kiev ha previsto 190 milioni di dollari per protesi e assistenza, oltre a quasi 450 milioni destinati a pensioni, sussidi e compensazioni. Tuttavia, le esigenze continuano a crescere e molti casi non rientrano nelle statistiche ufficiali.

Oltre alle ferite fisiche, pesa il trauma psicologico. Secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, un ex combattente con disabilità su tre soffre di depressione, ansia o altri disturbi mentali, tra i quali il disturbo da stress post traumatico. Nell’ultimo anno è inoltre triplicata la quota di chi si sente escluso dalla propria comunità, passata dal 9 al 27%. Per molti veterani, associazioni come Free warriors diventano quindi un luogo di sostegno e condivisione. Come racconta Sergeij, che ha perso un piede in battaglia, il percorso più difficile è accettare il proprio nuovo corpo. E in mare, dice, riesce ancora a sentirsi come prima della guerra.

Fonte: Superabile.it

Foto by Cooperativa Sociale Integrata Matrioska (www.coop-matrioska.it)

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