Il Servizio Civile non è volontariato. È un pezzo di futuro

Il Servizio Civile non è volontariato. È un pezzo di futuro

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Il Servizio Civile non è volontariato. È un pezzo di futuro. Da venticinque anni milioni di giovani lo scelgono per capire che strada prendere. Come Marta, che nell’esperienza con Aism ha trovato la sua direzione. Un articolo di Enrica Marcenaro

Quando l’abbiamo incontrata stava uscendo dall’ospedale, ancora con il ritmo addosso della mattinata di tirocinio. Marta ha poco più di vent’anni, vive in Calabria e sta studiando per diventare infermiera. Oggi quella strada le sembra chiara. Non è sempre stato così. Lo scrive Enrica Marcenaro nel suo articolo.

Un anno fa, prima di scegliere cosa fare davvero della sua vita, ha deciso di fermarsi e fare il Servizio Civile. “Ho scelto di fare il Servizio Civile in un momento della mia vita in cui avevo bisogno di capire un po’ meglio che direzione prendere.
All’inizio non avevo un’idea precisissima di cosa avrei fatto dopo. Sapevo solo che volevo fare qualcosa che avesse un senso, che mi permettesse di stare a contatto con le persone.

Durante quell’anno ho lavorato molto con le persone con sclerosi multipla e con le loro famiglie. È stato un incontro molto forte, perché ti accorgi che entri nelle vite delle persone, ma allo stesso tempo anche loro entrano un po’ nella tua.

Io mi sono resa conto che quell’esperienza in Aism mi stava cambiando, perché mi stava facendo capire meglio quali erano le cose che mi facevano stare bene, quali erano le cose che mi appassionavano davvero.

Il Servizio Civile mi ha dato anche la possibilità di fermarmi e riflettere su me stessa, sulle mie capacità, su quello che potevo fare. E grazie a quell’anno ho trovato il coraggio di fare il lavoro per cui credo di essere nata“.

Marta è una delle oltre due milioni di ragazze e ragazzi che negli ultimi venticinque anni hanno fatto domanda per il Servizio Civile Universale. Per molti è un passaggio in mezzo a una fase piena di domande: si studia, si prova a capire cosa fare dopo, si cercano strade che non sempre sono così evidenti.

Nel suo caso quell’anno è passato dentro i progetti dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, tra attività sul territorio, incontri con le persone con sclerosi multipla e iniziative di sensibilizzazione.

Ma dentro quell’anno succede anche altro. Accanto al lavoro sul campo c’è un percorso di formazione e tutoraggio che accompagna i volontari: momenti in cui si ragiona sulle competenze che stanno emergendo, su come raccontarle, su come trasformare quell’esperienza in qualcosa che possa diventare anche una direzione professionale. Si lavora sul curriculum, sui colloqui, sugli strumenti per cercare lavoro e sulle possibilità che si aprono dopo il Servizio Civile.

Per molti ragazzi è la prima volta in cui qualcuno li aiuta davvero a mettere insieme i pezzi: quello che hanno studiato, quello che hanno imparato facendo, quello che potrebbero diventare.

Ora quell’esperienza si riapre ad altri.

È uscito il nuovo bando del Servizio Civile Universale e chi non ha ancora compiuto 29 anni può presentare domanda fino all’8 aprile 2026 alle ore 14. L’impegno è quello tipico del Servizio Civile: circa 25 ore a settimana per dodici mesi, con un assegno mensile di poco più di 500 euro.

La candidatura si presenta online attraverso la piattaforma ufficiale del Servizio Civile Universale:
https://domandaonline.serviziocivile.it

Chi vuole partecipare ai progetti dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla può trovarli inserendo nella ricerca della piattaforma il codice ente SU00114.

Per qualcuno sarà semplicemente un anno di esperienza.
Per qualcuno, come è successo a Marta, potrebbe diventare il momento in cui si capisce davvero che strada prendere.

Fonte: Superabile.it

Foto by Cooperativa Sociale Integrata Matrioska (www.coop-matrioska.it)

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