In
base alla
legge,
entro 60 giorni dalla
pubblicazione dell’
ordinanza della
Corte di
Cassazione,
il presidente della
Repubblica Sergio Mattarella dovrà indire il referendum,
su proposta del
Consiglio dei
ministri. Il voto dovrà poi tenersi tra il cinquantesimo e
il settantesimo giorno successivo al
decreto di
indizione.
Dunque,
queste tempistiche stabiliscono che
il referendum costituzionale debba essere organizzato non oltre il 18 marzo 2026.
Gli elettori potranno votare “Sì” se sono d’accordo con l’approvazione della riforma costituzionale, “No” se sono contrari. A differenza dei referendum abrogativi, nei referendum che riguardano riforme costituzionali non è previsto il quorum: il risultato del referendum sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti.
La riforma approvata dal Parlamento introduce una distinzione tra giudici e pubblici ministeri (pm), imponendo ai magistrati di scegliere all’ingresso in carriera quale percorso seguire, senza più possibilità di passare da un ruolo all’altro. La riforma ridisegna poi l’autogoverno della magistratura creando due Consigli superiori della magistratura separati – uno per i giudici e uno per i pm – entrambi presieduti dal presidente della Repubblica e composti tramite sorteggio. Infine, istituisce un’Alta Corte disciplinare autonoma, alla quale vengono trasferite le competenze sui procedimenti disciplinari oggi in capo al Consiglio superiore della magistratura.