Presentato il rapporto dell’Indice Globale della Fame 2020 (Global Hunger Index, GHI)

Presentato il rapporto dell’Indice Globale della Fame 2020 (Global Hunger Index, GHI)

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L’Indice Globale della Fame (Global Hunger Index, GHI) uno dei principali rapporti internazionali per la misurazione multidimensionale della fame nel mondo, uno strumento sviluppato per misurare e monitorare complessivamente la fame a livello mondiale, regionale e nazionale, e basato su quattro indicatori, denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita infantile e mortalità dei bambini sotto i cinque anni, è stato presentato quello relativo al 2020: sono 11 i Paesi in cui la fame è a un livello allarmante e in altri 40 è grave, ma le conseguenze dell’effetto Covid potrebbero raddoppiare il numero di persone colpite da crisi alimentari acute. Nel 2019 la popolazione mondiale denutrita era all’8,9%, invariata rispetto al 2018, ma nel 2019 questa percentuale corrispondeva a quasi 690milioni di persone, ovvero 10milioni in più rispetto al 2018 e quasi 60milioni in più rispetto al 2014 (FAO et al. 2020), l’Asia meridionale e l’Africa a Sud del Sahara le regioni con i livelli di fame più elevata. Dal Rapporto emerge che il secondo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG), conosciuto come Fame Zero, fissato per il 2030, rischia di non essere raggiunto, di essere inadeguato per fare fronte anche alle crisi in corso, cambiamento climatico, pandemie, infestazioni di insetti, è necessario un approccio One Health, di orientamento olistico, bisogna riconoscere la verità delle interconnessioni tra gli esseri umani, gli animali, le piante e il loro ambiente condiviso, nonché il ruolo di più eque relazioni commerciali, affinché evitare future crisi sanitarie, risanare il pianeta e porre fine alla fame.

 

 

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Photo: Pixabay

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