Quarant’anni dopo, la cosa più bella è guardarsi intorno. Cento persone e tanti volontari alla festa di AISM Alessandria. Un articolo di Enrica Marcenaro
Quarant’anni dopo, la cosa più bella era guardarsi intorno.
C’era la Sezione di Alessandria di AISM, ma soprattutto c’erano le persone che in quei quarant’anni l’hanno voluta e costruita. E c’erano tanti giovani volontari. È questa, alla fine, la parte che sfugge alle ricorrenze ufficiali. AISM è una famiglia di persone. E una famiglia così può avere una data di nascita, una sede, dei presidenti, una storia da ricostruire. Poi arriva un anniversario così e ti fa capire che il conto diventa un altro: è il pezzo di vita che le persone ci hanno messo dentro.
E di vita, in quarant’anni, ne passa tanta.
Passano persone, amicizie, diagnosi che cambiano improvvisamente il corso delle giornate, famiglie che devono imparare parole e cose che fino al giorno prima non conoscevano. Passano anche i volontari. Qualcuno resta poco, qualcuno molto. Qualcuno così tanto che, dopo un po’, diventa difficile capire dove finisca la persona e dove cominci l’associazione.
Anna Tonelli era una di quelle. Ventitré anni in AISM non si raccontano mettendo in fila le cariche, anche se Anna ne ha avute di importanti: presidente della sezione, vicepresidente, consigliera nazionale. Ventitré anni sono un’altra cosa. Sono una quantità enorme di giorni, di persone incontrate, di problemi affrontati, di lavoro fatto insieme. Sono anche legami. Quelli che non hanno una casella nei bilanci delle associazioni e che però, alla fine, spiegano perché cento persone si ritrovano a Palazzo Guasco per festeggiare.
Anna è mancata ad aprile. Questa è stata la prima festa senza di lei. A lei AISM Alessandria ha dedicato una targa: “anima instancabile di questa Associazione, che con passione e altruismo ha guidato i nostri passi”.
“Ha guidato i nostri passi”. Dentro quel “nostri” ci sono ventitré anni e c’è forse anche la ragione per cui un’associazione arriva a quaranta. Nessuno costruisce qualcosa che dura così a lungo tenendoselo per sé. A un certo punto ciò che hai imparato passa nelle mani degli altri. Il tuo modo di lavorare, di accogliere, di arrabbiarti quando qualcosa non funziona, di non mollare una persona perché trovare una risposta è complicato. Rimane persino quando tu non ci sei più.
Modugno cantava che la lontananza spegne gli amori piccoli e accresce quelli grandi.
Anna manca. Manca davvero. Ma certe lontananze hanno questo paradosso: invece di scolorire una persona, rendono più nitido quello che ha lasciato.
Forse per questo il ricordo di Anna e la festa dei quarant’anni non erano due cose diverse.
Erano la stessa storia.
Quella di un’associazione nata ad Alessandria nel 1986 e cresciuta soprattutto grazie ai volontari: Francesco, Gianluca, Mario, Gabriella…. Una storia che nel tempo ha accompagnato la trasformazione enorme avvenuta nella ricerca e nella cura della sclerosi multipla; che ha visto cambiare bisogni, diritti, possibilità. Ha visto risposte arrivare, terapie rese disponibili.
Non è cambiato il bisogno di qualcuno che ascolti. Che aiuti a cercare una risposta. Che accompagni. Che riconosca una difficoltà prima che diventi isolamento. Che abbia voglia di mettersi in mezzo quando un diritto esiste ma raggiungerlo è un’altra faccenda.
È qui che il volontariato smette di essere una bella parola.
Diventa persone. Vita.
Oggi tra quelle persone c’è Gabriella, che guida la Sezione, con lei ci sono tanti volontari. Molti sono giovani. Ed è bello pensarli dentro una storia cominciata quando alcuni di loro forse non erano ancora nati, non perché debbano custodirla come si custodisce qualcosa di fragile, ma perché possano prenderla e farne qualcosa di loro. Devono farne qualcosa di loro.
Quarant’anni dopo, guardarsi intorno significa vedere anche questo. Vedere chi c’era dall’inizio, chi è arrivato lungo la strada, chi oggi prende in mano un pezzo di lavoro. Chi non c’è più continua a stare dentro il modo in cui quel lavoro viene fatto e si continuerà a fare.
Alla fine il volontariato ha qualcosa di profondamente testardo. Le persone cambiano, la malattia cambia, la ricerca va avanti, cambiano le cure, cambiano perfino i problemi. Ma lui sceglie di trovare un modo nuovo per starti vicino.
Fonte: Superabile.it
Foto: Superabile.it