Tutti i fotografi della follia nella torre di un castello

Tutti i fotografi della follia nella torre di un castello

Gianni Berengo Gardin, Luciano D’Alessandro e gli altri protagonisti della grande rivoluzione di Franco Basaglia in mostra a Castelnuovo Magra.

Dal 5 giugno al 18 ottobre 2026

Tanti sono i grandi fotografi italiani che nel corso degli anni si sono occupati del delicato tema della salute mentale e del pensiero rivoluzionario di Franco Basaglia.
Fino al 18 ottobre, a Castelnuovo Magra (SP), sarà possibile apprezzare – nell’ambito di una mostra curata da Archivi della Resistenza – le fotografie di Carla Cerati, Gianni Berengo Gardin, Luciano D’Alessandro, Uliano Lucas, Paola Mattioli, Emilio Tremolada e Enzo Umbaca.
Immancabili i due lavori che hanno rappresentato i pilastri di questo filone germogliato – con lo stimolo di Basaglia – dal desiderio di denuncia della condizione di umiliazione e segregazione dei manicomi: Morire di classe di Gianni Berengo Gardin e Carla Cerati e Gli esclusi di Luciano D’Alessandro.

La mostra, intitolata La liberazione possibile. Il manicomio, Franco Basaglia e noi, comprende tante immagini che documentano e interpretano il fermento culturale e politico che riuscì a promuovere quella presa di coscienza, con l’apertura delle strutture e il progressivo superamento dell’istituzione. Una straordinaria stagione culturale e sociale dell’anti-autoritarismo italiano, per certi versi irripetibile, a cui la fotografia ha dato un contributo di fondamentale importanza.

Il motivo ispiratore della mostra è la figura dello psichiatra Franco Basaglia (1924-1980) che ha rivoluzionato l’assistenza mentale, promuovendo la progressiva abolizione dei manicomi con la Legge 180 del 1978 (Legge Basaglia). Sebbene Basaglia sia stato il protagonista assoluto di quella straordinaria stagione, alla base del cambiamento ci fu una battaglia corale, che consentì di trasformare l’approccio alla malattia mentale da reclusione a cura, e i pazienti da malati a ospiti, restituendo dignità, diritti e libertà a chi era stato recluso ed emarginato. La chiusura di queste istituzioni disumanizzanti fu un atto rivoluzionario e trovò nella fotografia un’alleata fondamentale, che consentì di denunciare la condizione dei malati, suscitare indignazione e creare consapevolezza.
La fotografia non abbandonò questi temi neanche dopo l’abolizione del manicomio, piuttosto continuò a fornire una testimonianza fondamentale per indagare le trasformazioni successive.

Fonte: Fotocult.it

Foto by Cooperativa Sociale Integrata Matrioska (www.coop-matrioska.it)

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