Un libro racconta la grandezza di don Franco Monterubbianesi, fondatore della Comunità Capodarco

Un libro racconta la grandezza di don Franco Monterubbianesi, fondatore della Comunità Capodarco

Da sacerdote-barelliere a Lourdes, per i fedeli malati, a fondatore, sessant’anni fa, della Comunità Capodarco, occasione di vita condivisa e opportunità di emancipazione, con il lavoro, peroltre ventimila tra giovani con disabilità, minori in affidamento e operatori volontari“.

Ora, sul vigore ottimistico, sugli impegni estremi e sulla passione di quel prete, sulle sue idee visionarie e sulla capacità di inverarle, ecco un libro: “Don Franco Monterubbianesi. La storia di un profeta tra terra e cielo”. È firmato da Maurizio Marotta, già animatore della Comunità e presidente della cooperativa di lavoro, nata da una costola di quella umanità geniale, organizzata e laboriosa.

Il mio primo incontro con don Franco, alla Capodarco di Fermo, nelle Marche, è agli inizi dei Settanta”, racconta Marotta. “Giovane volontario, parto, con un gruppo romano capitanato da don Vinicio Albanesi, allora viceparroco della chiesa San Clemente Papa, a Montesacro, alla volta di un campo di lavoro“. Sbarcata lì, in piena estate, maniche rimboccate, la squadra tira su la prima casa della Comunità dove, ancora oggi, vengono assistiti donne e uomini con problemi gravi di disabilità e non solo.

Dopo Fermo, in almeno altri quindici, tra paesi e città, don Franco Monterubbianesi, sostenuto da una, sempre più nutrita, schiera di collaboratori trascinati dal suo entusiasmo, pianta qua e , sulla cartina dell’Italia, le bandierine della Comunità. Da Lamezia Terme a Gubbio, a Fabriano, Perugia, Palermo, Teverola (Caserta), Cavaso del Tomba (Treviso), Arzignano (Vicenza), a Volano (Trento), Sestu (Cagliari), Caltagirone e Linguaglossa (Catania), Formia, Nardò (Lecce) fino a Roma, nel quartiere Statuario, ecco le sedi di lavoro, i centri di servizi, gli ambulatori per la riabilitazione, le aule per la formazione professionale, i laboratori sociali. E gli alloggi per i disabili e i minori in affidamento.

Con migliaia di persone che, della Comunità, fanno la loro grande famiglia. Ordinato sacerdote nel 1956, don Franco, curiosamente, proprio a Natale di dieci dieci anni dopo, a Fermo, fonda la ComunitàGesù Risortocon laCasa Papa Giovanni”. Da Natale a Pasqua: si capisce già che quel prete, freneticamente irrefrenabile, è in forte anticipo sul suo tempo. Tant’è, quella Casa è la scintilla che porterà il calore della Comunità in un Paese da infiammare con i valori dell’amicizia e della solidarietà.

“Dal 1974, don Franco dirige la Comunità Capodarco di Roma“, ricorda Marotta, la sorgente da cui sgorgano le iniziative di integrazione sociale e di lavoro, le più versatili, con le cooperative di produzione nei settori dell’agricoltura, dell’elettronica, della ceramica, delle pulizie, della ricerca. È un universo costellato di impegno, sodalizi e fratellanza. E gruppi famiglia, con due, tre nuclei aggregati, per arrivare fino al doppio degli ospiti, in molti casi: “In totale, 2.500 tra donne, uomini e piccoli, solo a Roma“, spiega Marotta.

È il 1982 e don Franco Monterubbianesi, a Grottaferrata, fonda il movimentoRitorno alla terra”, con le cooperative di agricoltura sociale, che impegnano “centinaia di giovani disabili“. A Tor Bella Monaca, è il 1988, nasce il Cis, Centro di integrazione sociale, che accoglie il primo Informagiovani romano. È uno sportello di orientamento al lavoro per under 30 e cooperative, forte anche di un centro di consulenza e sostegno alle famiglie, un punto di accoglienza per le persone con disabilità gravi, una ludoteca.

Arriva il 1993 ed è la volta della cooperativa Capodarco, uno snodo tra i cittadini con le Asl e le tre aziende ospedaliere di allora (San CamilloForlanini, San Giovanni e San Filippo Neri, poi declassato a presidio): fissa giorni e ora per le visite specialistiche e gli esami diagnostici. Sette anni ancora e, con il Giubileo del 2000, nasce, nel Lazio, il primo call center per le prenotazioni telefoniche delle prestazioni sanitarie. È il Recup: “Per quindici anni“, ricorda Marotta, “gestito dalla Capodarco, questo servizio garantirà, per la Regione, con un migliaio di dipendenti, cinque milioni di appuntamenti all‘anno“.

Intanto, è il 1996, nasce “Noi ragazzi del mondo”, il movimento internazionale di giovani di ogni parte della Terra, che, dall’Ecuador al Camerun, dal Kosovo all‘Albania, promuove e organizza l’accoglienza e l’integrazioneconi portatori di handicap. “Non si tratta“, ripete don Franco, “di fare qualcosa per quanti ne hanno bisogno ma di costruire il mondo con loro“. È lo spirito della Comunità.

Gli anni scorrono, come i grani del rosario, tra le dita del sacerdote: il 4 luglio 2022, il comitato Don Peppe Diana (parroco di Casal di Principe ucciso dalla camorra nel 1994), assegna il Premio nazionale “Per amore del mio popolo” a don Monterubbianesi, “messaggero di liberazione e prete di frontiera“.

Un anno faè il 27 maggio – a 94 anni, don Franco muore nella sua prima Casa Capodarco di Fermo, tra le cure, la gratitudine e il dolore di tanti affrancati, “conlui, dal bisogno e dalla solitudine.

Fonte: www.repubblica.it

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