Presentato a Roma il volume “La cura come rischio necessario. Voci da un Servizio di Salute Mentale che r-esiste”.
“Una sala piena, attenta, attraversata da un’energia giovane e partecipe. È da qui che bisogna partire per raccontare la presentazione romana de ‘La cura come rischio necessario. Voci da un Servizio di Salute Mentale che r-esiste‘, volume curato da Giuseppina Gabriele ed Emanuele Caroppo, pubblicato da Scione Editore.
Nella Sala Cinema “Cerone” del Polo culturale del VI Municipio Roma delle Torri, il tema della salute mentale “ha dimostrato di non essere solo un’urgenza sanitaria, ma una questione generazionale, sociale e profondamente politica. La forte presenza di giovani in platea dice molto più di qualsiasi statistica: il disagio psicologico attraversa le nuove generazioni e chiede risposte pubbliche, accessibili, non stigmatizzanti. Ed è proprio su questo terreno che si è sviluppato il confronto, animato da istituzioni, clinici, amministratori e dagli autori del libro“.
Nel suo intervento, Alberto Siracusano, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Tavolo tecnico ministeriale sulla salute mentale, ha richiamato con forza il Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030: “Il Pansm 2025/2030 non è un documento astratto: è uno strumento operativo che può davvero rilanciare la salute mentale pubblica. Per la prima volta c’è una cornice chiara e, soprattutto, risorse economiche dedicate che consentiranno di sostenere concretamente le azioni previste, a partire dal rafforzamento dei servizi territoriali“.
“‘La cura come rischio necessario“ è uno strumento pratico, scritto “dal dentro” della psichiatria pubblica. È rivolto agli addetti ai lavori, ma anche ai cittadini comuni: ai primi offre spunti concreti su come fare salute mentale, ai secondi una chiave per comprendere cosa significhi davvero buona salute mentale. Sempre mettendo al centro la persona, mai il disturbo“, ha aggiunto Caroppo.
Una prospettiva che affonda le radici nella lezione basagliana, richiamata con forza da Giuseppina Gabriele: “Le pratiche ispirate a Franco Basaglia non sono un’eredità del passato. Oggi possiamo ancora rintracciarne le tracce nei servizi che resistono e innovano, se restiamo fedeli a capisaldi come libertà, diritti, responsabilità e rifiuto dell’istituzionalizzazione”.
Fonte: Superabile.it
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