“Uno strano dono”, quando un giornalista di guerra fa pace con la disabilità. Nico Piro, inviato del Tg3, ne ha parlato nel suo decimo libro in cui racconta di essere nato con un problema neurologico che non lo fa correre.
“Sono nato con un problema neurologico che mi fa camminare male e non posso correre. Occupandomi di esteri dal 2000 volevo evitare di essere discriminato”. A parlare, a La Stampa, l’inviato di guerra del Tg3 Nico Piro, che ha pubblicato il suo decimo libro “Uno strano dono“. Affronta così la disabilità motoria che lo accompagna dalla nascita e di cui, fino a prima dell’uscita del libro, non aveva mai voluto parlare: “Non volevo che nessuno, compresi i miei capi, mi dicessero quello che potevo o non potevo fare. E non volevo neppure che il giudizio sul mio lavoro venisse modificato in qualsiasi modo”. Così ha voluto raccontare “la complessità di vivere in Italia, dove è più facile trovare un bar con i cornetti vegani che senza barriere architettoniche. C’è un sistema di cura e assistenza per le persone con disabilità, ma non di integrazione. Bisogna fare il malato di mestiere, dedicando ore per prenotare la fisioterapia o per superare la burocrazia della patente. Facendo molti incontri nelle scuole poi so quanto sia raro trovare rampe e ascensori adatti”. Sul come è diventato inviato di guerra ha spiegato che tutto è successo per caso: “A Natale 2006 bisognava coprire una visita istituzionale dell’allora ministro della Difesa Parisi in Afghanistan e nessuno ci voleva andare. Ci tornai dopo tre mesi quando venne sequestrato Daniele Mastrogiacomo, fui il primo a diffondere il video del rapimento. I giornalisti sono presuntuosi, ma sono le notizie che li scelgono. Nel 2009 sono diventato inviato”. Cosa vuol dire fare l’inviato? “Il titolo del mio libro è ‘Uno strano dono’, perché l’idea è che la disabilità ti dia qualcosa in più. Se vuoi raccontare chi non ha voce, come gli ultimi della terra, ti devi mettere dalla loro parte. La mia vicenda mi ha regalato un’empatia che aiuta. Poi bisogna studiare e fare proprie le massime di Robert Capa: ‘Ama la gente e fallo capire’ e ‘Se la foto non è buona non sei abbastanza vicino’”.
Fonte: Superabile.it
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