La sinfonia possibile. Dopo otto anni arriva il Piano per i diritti delle persone con disabilità. Ad aprirlo, l’orchestra che ci ha già insegnato come si sta insieme. Un articolo di Enrica Marcenaro.
Li hanno visti a Tu sì que vales, su Canale 5. Una ventina di musicisti, con e senza disabilità, insieme sul palco a fare quello che sanno fare: suonare. AllegroModerato è un’orchestra sinfonica integrata, con base a Milano. Quello che fanno è qualcosa che va oltre la musica. Sono una lezione di civiltà in forma di suono. Musicisti con fragilità e disabilità suonano fianco a fianco con professionisti ed educatori. Non c’è pietismo, non c’è recita: c’è lavoro, rigore, ascolto, pazienza. “Gomito a gomito”, dice Marco Sciammarella, il direttore. E si vede. Si sente.
A ottobre hanno aperto il primo G7 internazionale sulla disabilità, ad Assisi. Il 3 dicembre invece hanno fatto vibrare il cortile d’onore di Palazzo Chigi. Non un palco qualsiasi.
Questa volta suonavano davanti al Governo, alle istituzioni, ai ministri, ai portavoce, ai rappresentanti di chi, almeno in teoria, scrive le regole del gioco. Ma anche davanti a persone con disabilità, famiglie, associazioni, ragazzi e ragazze che ogni giorno si alzano e si battono per qualcosa che agli altri è dato per scontato: il diritto di esserci. AllegroModerato ha portato un programma preciso, curato, potente. Hanno suonato Fratelli d’Italia, in una versione che ha dignità e ritmo. La marcia solenne di Elgar, che da sola dice eleganza e forza. L’Inno alla Gioia, per ricordare che l’Europa o è comunità o è niente. E poi un frammento dalla suite di Peer Gynt, che dentro ha la poesia, la fatica e la speranza.
Ma al di là del repertorio, la verità è che quella musica ha parlato meglio di tutti.
Ha detto tutto prima ancora che cominciassero i discorsi. Ha reso evidente che l’inclusione non si promette, si pratica. Che se vogliamo davvero un Paese più giusto, bisogna accordarsi come fa un’orchestra: ognuno con il suo strumento, ma nessuno da solo.
Con la musica è stata “cornice” alla presentazione del nuovo Piano d’Azione per i diritti delle persone con disabilità. Con la musica ha parlato più forte di qualunque discorso.
In scaletta c’erano il nostro inno nazionale, quello europeo, Elgar e Grieg. Ma ogni nota diceva la stessa cosa: siamo qui. Sappiamo suonare. Sappiamo stare insieme. Lasciateci il posto che ci spetta. Questa nostra orchestra non è una formula, è una rivoluzione.
E davanti ai ministri, ai rappresentanti delle istituzioni, alle associazioni storiche, quella rivoluzione ha avuto il suono di una marcia composta, senza clamori. Hanno aperto loro la giornata del 3 dicembre, e l’hanno fatto come si apre una porta: con rispetto e decisione. Poi sono arrivate le parole, i saluti, gli annunci. Ma l’impatto, quello vero, era già successo.
Per una volta, la bellezza stava nel messaggio, non nel palazzo. Ed era concreta. Finalmente.
Dopo otto anni di attesa, il nuovo Piano d’Azione per la disabilità ha visto la luce. Non un documento teorico, non un’intenzione vaga. Un piano vero, scritto, discusso, condiviso, con dentro 66 linee d’azione e l’impegno a costruire un sistema che metta al centro la persona.
La ministro Locatelli lo ha detto: “non sarà perfetto, ma c’è. E ora va migliorato con il contributo di tutti”.
Questo è il punto. C’è. Ed è nostro. Tra le undici associazioni che hanno contribuito attivamente alla sua nascita, c’era anche Aism. E c’era come sa esserci da sempre: con tutto il trasporto e con ogni momento della sua lunga storia. C’era con la forza e la consapevolezza di chi conosce ogni centimetro della strada fatta fin qui e non ha alcuna intenzione di fermarsi ora.
Il Piano mette al centro la persona e il suo progetto di vita, superando l’idea di semplice assistenza. Si parla di percorsi su misura, autonomia, diritti e pari opportunità. A sostegno di questi obiettivi, si stanno avviando iniziative concrete per rendere possibili cambiamenti reali: come una casa, un lavoro, la libertà di scegliere. Si lavora anche per dare più riconoscimento e supporto a chi si prende cura degli altri, con novità in arrivo già nei prossimi mesi. È solo l’inizio, ma è un passo importante nella giusta direzione.
Il Piano è stato costruito grazie al coinvolgimento diretto delle persone con disabilità e delle loro associazioni. “Questo Piano è un’occasione vera per cambiare le cose – ha detto Paolo Bandiera, direttore affari generali di Aism e componente del Comitato Tecnico Scientifico-. Parla di diritti, certo, ma soprattutto di persone, di partecipazione, di vita quotidiana. Non è un punto di arrivo, è un punto da cui ripartire insieme. Ora serve impegno, risorse, responsabilità. Ma soprattutto serve volontà di farlo succedere davvero”.
È un inizio. Servirà tempo, continuità, attenzione. Tocca a noi farlo vivere, passo dopo passo.
Fonte: Superabile.it
Credit foto: https://www.facebook.com/aismvda/