Libri - Gabriele Del Grande: "Roma senza fissa dimora"
| Non un homeless, al massimo un houseless, “perché la differenza non la fa la mancanza del tetto, ma quella del focolare”. Il giornalista Gabriele del Grande si presenta e presenta il suo ultimo libro "Roma senza fissa dimora".
Non un homeless, al massimo un houseless, “perché la differenza non la fa la mancanza del tetto, ma quella del focolare”. Così il giornalista Gabriele del Grande, intervistato da Luca Leone per Infinito edizioni, si presenta e presenta il suo ultimo libro, “Roma senza fissa dimora. Un viaggio nella città degli emarginati”. Il racconto dei venti giorni trascorsi insieme ai senza dimora della capitale, dividendo con loro cibo, freddo, emozioni, un'esperienza da cui è nato un reportage pubblicato da Redattore Sociale. “La strada non è un luogo facile da abitare. - spiega Del Grande - È violenta, come del resto lo è la città che esclude, quella che abitiamo noi, ma è una violenza più cruenta, più fisica. Rischi di essere accoltellato per un posto letto, di essere menato da un ubriacone o derubato da uno che si deve fare una dose. Eppure come la disperazione genera una sorta di lotta per la sopravvivenza, allo stesso modo genera anche una sua socialità, un rifiorire degli affetti. Io stesso ho fatto esperienza di entrambe”. In strada si finisce per molti motivi, ma la perdita del lavoro non è il primo fattore. "Il problema è quando non si ha più un luogo dove tornare, una porta a cui bussare. E questo è sempre più vero nelle nostre città, dove il caro affitti rende spesso la solidarietà un lusso”. “Comunque - conclude - sulla strada non ci nasce nessuno".
Il metodo di lavoro di Del Grande passa attraverso l'ascolto e il viaggio, diretti entrambi all'inferno, che come diceva Calvino "è quello dei viventi". "L'umanità che ho trovato nell’inferno della strada - sottolinea Del Grande - è ciò che non è inferno, e l’unico mezzo che ho per farla durare è la parola scritta. Ero affascinato da quel mondo da quando, durante l’università, lavoravo come operatore sociale in un dormitorio di Bologna. Perché è guardando i margini che si scopre il centro. E attraversando l’altrove che si scopre il proprio dove. Ed è raccontando la città esclusa che magari si capisce qualcosa della città che esclude". L’intervista integrale è disponibile sul sito della Infinito edizioni.
Acquisto online: http://www.infinitoedizioni.it/prodotto.php?tid=77
Sito Web: http://www.redattoresociale.it
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