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  “Garbatella Mia”, una storia lunga 83 anni.

Il quartiere sta per ricevere il titolo di XXIII Rione: in un libro la sua vita straordinaria.

Il Re che posa la prima pietra. Padre Melani all’oratorio. La tenacia delle “Sgarbatelle”. L’Albergo Rosso in costruzione. Gandhi proprio lui in visita al quartiere. Dopo 83 anni di vita per certi versi straordinaria, la storia della Garbatella non sarà più affidata soltanto alla memoria degli abitanti. La passione di tre romani farà uscire a giorni, in edicola e in libreria, “Garbatella Mia”, duecento foto mai viste, testi, articoli, prefazione del sindaco, un Amarcord pieno d’affetto per la zona che è forse la più tipica della città: la Garbante dai tetti aguzzi che nelle notti di luna ”brillano” nel buio.
Il volume è il risultato della instancabile ricerca compiuta da Enzo Gori, 54 anni, titolare di una pasticceria in circonvallazione Ostiense, che da dieci anni raccoglie materiale sul passato del quartiere. Ovunque: all’Istituto Luce, all’Archivio di Stato, da semplici cittadini che, sapendo della sua passione, gli hanno offerto aiuto. «Per me dice è un grande orgoglio. È come aver ricostruito la storia di un pezzo di città. La Garbatella se lo merita».
Il libro, che uscirà la settimana prossima, arriva insieme alla notizia che la Garbatella, proprio per il suo valore storico, sarà il 23° Rione di Roma. A febbraio, anniversario della fondazione della zona, ”Garbatella Mia” verrà consacrato con una ”festa” nell’XI Municipio. Gori ha lavorato, giorno e notte, con due abitanti del quartiere. Con l’editore, Francesco Campanella, giornalista del “Corriere dello Sport”, uno degli ex ragazzi dell’oratorio dei padri Filippini, che ha scritto l’introduzione. E poi con Gianni Rivolta, 53 anni, professore di Educazione Fisica, ex direttore della “Gazzetta dell’Undicesima”, autore dei testi del volume.
«Sono contento ammette Rivolta di aver partecipato alla creazione di un album di famiglia della Garbatella. Il libro non è solo un resoconto dello sviluppo urbanistico del quartiere. È la storia delle persone che lo hanno vissuto fino ad oggi». Ecco, allora, il Re che posa la prima pietra nel 1920. Ecco padre Alfredo Melani, fondatore dell’oratorio in piazza Sant’Eurosia. Ecco le immagini della “Villetta”, la storica sezione del Pci vicina al “Palladium”, ed ecco, infine, Gandhi che visita l’Opera Maternità, vanto del Fascismo.
Ci sono, in “Garbatella Mia”, foto straordinarie, perse per sempre, se non fossero state recuperate. C’è l’immagine dell’ hostaria da cui avrebbe preso nome il quartiere. La gestiva un’ostessa, Maria, garbata e bella d’aspetto: garbatella , come si disse. «E c’è pure la storia incredibile delle ”Sgarbatelle” rivela Rivolta un gruppo di sole donne, una specie di società di mutuo soccorso, che raccoglievano soldi e li davano alle famiglie più povere: per un matrimonio, per il corredo per una figlia...».
Gori, Rivolta, Campanella: i loro nomi saranno sulla copertina. Ma il libro è, in fondo, opera di tutto il quartiere. Gli abitanti che hanno dato una mano sono decine: Ermanno Graziani, Mario Caucci, Amedeo Galluzzi, Alberto Casagrande, Armando Tesse, Alberto Rascelli, Franco Ghirelli, Barbara Forlani, Franca De Angelis, Stefania Cipriani, Valeria Uras, Maria Teresa Composto.
«Chi portando una foto, chi un articolo rivela il pasticciere-ricercatore hanno contribuito in tanti. Ognuno è stato una goccia che ha riempito il vaso». «Una città scrive Veltroni nella prefazione è qualcosa di più del suo aspetto fisico, topografico... È fatta anche dai pensieri dei suoi abitanti, dalla loro memoria». Dal loro amore, nel caso della Garbante .

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